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Posti ricorrenti per andare a mangiare

È abbastanza divertente fare una lista di posti ricorrenti in cui andare a mangiare, della quale si accennava qui anche per evitare forme di “clientelismo”, nel senso stretto del termine.

Gli altri vantaggi sono che si variano di più i posti e le cose che si mangiano, e si tiene più in generale sotto controllo la spesa per i pasti esterni.

Io ho diviso la lista in colazioni, pranzi e cene, gelati e dolci, e per ciascuna categoria gli intervalli sono settimanali. Un posto può anche appartenere a più categorie, ma deve avere una media di intervallo superiore alle 3 settimane. Nessun posto nella stessa categoria può avere lo stesso intervallo di un altro, quindi la lista prevede una gerarchia e dei tempi diversi, che vanno da 2 settimane a 10 settimane.

Se in un posto non ci si va da moltissimo tempo, e aggiungendo i giorni questi arrivano a più di una settimana dal giorno in cui ci si è andati, quel posto viene automaticamente calamitato a una settimana prima del giorno in cui ci si è andati.

Buona parte del divertimento è ovviamente aggiornare la lista, o guardarla aspettando che arrivi il giorno in cui si può finalmente rimangiare quel gelato, o quella piadina. Tutti i posti sono comunque strettamente selezionati, tanto che neanche si arriva a riempire tutti gli spazi liberi: devono fare lo scontrino, non avere il sospetto di infiltrazioni criminali ed essere simpatici.

Dotto’

Ho un rapporto forse esagerato con chi vende le cose. Per evitare di giustificare il fatto di non andare più da lui, evito di diventare cliente di chiunque. Vale per gli alimentari ma anche per altro, anche se in realtà non ricordo quale sia l’ultima cosa non alimentare comprata (se non consideriamo i regali e consideriamo il barbiere “servizi”).

Più che altro mi stupisce la facilità con cui si diventa clienti. Vai due o tre volte in un posto, e se ci passi davanti già ti salutano, anche con la mano. Come fa a ricordarsi? Allora tendo a pensare che abbia sviluppato una qualche abilità nel riconoscere le persone, e quindi il suo saluto non sia del tutto sincero, ma voglia instaurare un legame basato sul senso di colpa, riuscendoci abbastanza bene.

In effetti nella mia mini-esperienza di questo tipo mi sembrava anche a me di ricordarmi bene alcune persone, ma solo perché avevano degli occhiali strani, o un naso grande (forse allora ho anche io un naso grande?).

Comunque sono convinto che sappiano anche molto altro di me, specie quando passi davanti ai bar o alle pizzerie, perché nella maggiore attività che si fa in quei posti, cioè parlare, basta poco per incrociare i dati e avere tutte le informazioni che servono. Però a questo punto anche non andare da loro sviluppa una forma di rapporto continuativo che hai con loro, perché ti vedono passare, e sei sempre nel loro database, ma alla voce non-cliente, o non-cliente per paura di diventare cliente.

Quindi tanto vale andarci ogni tanto in questi posti, sempre che ovviamente superino la soglia di emettere scontrini ed essere un minimo gentili, e facendo opportune tabelle per determinare i tassi di intervallo (che è poi la parte divertente). Se però poi passi con il cartone della pizza di un altro di fronte a un’altra pizzeria con la quale hai un rapporto visivo allora questo è male.

Attività ripetitive ricorrenti

Tutti dovrebbero avere delle attività ripetitive ricorrenti, almeno in Rete, da fare come distrazione veloce nelle pause tra un’attività e l’altra.

Una interessante è controllare le code di Disneyland Paris, in diretta. Un’altra è controllare i risultati del World Tour, quando giocano. Una più recente è giocherellare con il Cerca Percorso di Muoversiaroma (un ossimoro), che si è molto evoluto negli ultimi tempi unendosi alle Mappe di Google.

Cose che è bello fare con me

Ognuno dovrebbe fare una lista del genere, anche se a volte è difficile trovare un equilibrio tra cose più generali e più specifiche. Vado:

1. Andare a Disneyland Paris
2. Guardare una partita di beach volley
3. Guardare una partita di basket
4. Camminare per Pescara (se non sei di Pescara)
5. Camminare per Roma (se non sei di Roma)
6. Andare in un parco divertimenti
7. Guardare i tre Matrix
8. Andare in Spagna
9. Guardare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi

Luoghi comuni geografici europei

Cotinuando da quelli italiani:

– Vienna si trova esattamente sopra Trieste;

– La Danimarca è tutta sotto la Svezia;

– Glasgow ed Edimburgo sono invertite;

– La Bielorussia è un rettangolo;

– Il pezzo di Russia con Kaliningrad tende a non esistere;

– Ibiza è nell’isola grande;

– La Moldavia sta dall’altro lato dell’Ucraina;

– L’Ucraina non è così grande;

– Praga è più a est di Vienna;

– Berlino non è così vicina al confine;

– Bruxelles è alla stessa altezza di Parigi;

– Lisbona è alla stessa altezza di Madrid.

Più probabilmente altri.

Luoghi comuni geografici

Ci sono equivoci geografici generali, il più celebre dei quali è probabilmente quello per cui Napoli si trova più a est di Venezia, quando molti direbbero il contrario. Poi ciascuno ha i suoi equivoci personali. Questi sono i miei, alcuni li ho definitivamente risolti, mentre altri, nonostante sia un appassionato di mappe, sono duri a morire quando si pensa alla propria cartina inconscia dell’Italia.

– Milano, Bologna e Roma si trovano esattamente allineate;

– Torino si trova esattamente sopra Genova;

– Roma è alla stessa altezza di Cagliari;

– Uscendo dalla stazione di Bologna si va verso nord;

– Ferrara si trova a est di Bologna (forse confusione storica con Ravenna);

– Firenze è più vicina a Roma che a Bologna;

– Siena è più a nord di Firenze;

– Viterbo è più a est di Roma;

– L’Aquila si trova molto più a nord di Pescara (alla stessa altezza di Teramo);

– Bergamo è alla stessa altezza di Milano;

– Treviso si trova più a sud di Venezia;

– Monza è a est di Milano;

– Jesolo è a sud di Venezia;

– Mantova si trova molto più a nord;

– Livorno è più a nord di Pisa;

– Cuneo è alla stessa altezza di Torino;

– Foligno è più a nord di Perugia;

– Pordenone è più a nord di Udine;

– Matera è molto più a ovest.

Sono molti, e alcuni credo dipendano dalla difficoltà di immaginare davvero l’Italia come in effetti è, in diagonale, quanto piuttosto a tendere a pensarla dritta.

Poi ci sono numerosissimi incollocabili puri, città che avrei davvero difficoltà a puntare su una mappa (ma sto migliorando), sbagliando forse anche di 100 chilometri, posto comunque che sulla regione di appartenenze non ci sono mai problemi. Qualche esempio, a parte i precedenti:

Rovigo, Lucca, Nuoro, Alessandria, Arezzo, Crotone, Agrigento, Oristano, e sicuramente diversi altri.

Soglie di compromesso italiche

Ovvero, quelle piccole scelte adattative di fronte a soprusi e ingiustizie che subiamo ogni giorno, dati più che da disorganizzazione storica cronica che da cattiveria. Difficili spesso da inquadrare, soprattutto nell’agitazione che provocano nella prospettiva di affrontarle più che dopo, ma forse con un esempio è più facile.

Il primo macro-compromesso è che Mirabilandia dovrebbe avere una monorotaia, o un treno sotterraneo, che va dalla stazione più vicina al parco. Non c’è la monorotaia, ma c’è un bus navetta mezzo disastrato e sporco (tanto mica è la prima cosa che uno vede del parco, il biglietto da visita). Ci si sale affrettando un po’ il passo appena scesi dal treno, cosa che pensi di fare già dal treno, e a farne le spese è una più macchinosa simil-scolaresca.

Dentro il parco c’è molta gente, ma con un pazienza si riescono a fare le cose principali. Solo, inizi a fare dei calcoli per come chiudere la giornata. I calcoli su come fare le ultime attrazioni sono però anticipati da quelli per prendere la navetta del ritorno, e da quelli su come recuperare lo zaino, che è sì in un armadietto esterno ma c’è la cauzione da recuperare, e quando l’hai lasciata la situazione era abbastanza affollata.

Il ritorno all’armadietto invece si risolve in un secondo (passo un sacco di tempo ad arrivare in anticipo nei posti, prendendo per sicurezza un autobus prima, che è il regno dei compromessi), e allora forse potevo rimanere sulla fila di iSpeed, abbandonata a metà per paura che fosse tardi. Ma non posso neanche tornarci, perché in Italia c’è questa abitudine che l’ora di chiusura del parco sembra indicare l’ora in cui i dipendenti sono tornati a casa e si sono fatti un piatto di pasta, invece che l’ultimo momento utile per mettersi in coda. E quindi le file chiudono x minuti prima, in questo caso 30.

Insomma, c’è addirittura quasi tempo per prendere la navetta precedente, ipotizzando che quella successiva fosse ancora più piena, ma anche questa in realtà lo era. Assisto solo alla scena di un ragazzino che sembrava uscito dal casting di Gomorra mentre prendeva di peso un suo amico per portarlo dentro, tra proteste varie (era settembre, cosa succede ad agosto? Si sfiora la rissa ogni giorno?). Non c’era più fila, né niente, ma una piccola folla di gente rimasta fuori sarebbe rimasta lì per aspettare la successiva.

Allora l’alternativa era rischiare di sgomitare e alzare la voce anche alla successiva? Meglio farsela a piedi, che è il principale compromesso di questa storia. In questo caso non come agitazione preventiva ma come scelta di sconfitta, di male minore rifiutando a priori le “regole” della competizione, o addirittura la prospettiva di far valere un diritto (per evitare di saltare sulla sedia a ogni citofonata, ho pagato il canone Rai pur avendo il televisore completamente scollegato dall’ultimo giorno utile per pagarlo, ma ora lo regalo ufficialmente mandando la raccomandata).

Arrivo esattamente in coincidenza con l’autobus che avrei dovuto prendere, per quello strano equilibrio magico in cui poi alla fine te la cavi lo stesso, seguendo però percorsi non ordinari e non programmabili. Era importante arrivare presto, perché poi poi il biglietto del treno sarebbe stata una nuova storia (agitazione preventiva). E infatti alla stazione non c’è modo di farlo, tra macchinette mezze scassate e bar sprovvisti. Alla fine, in un rarissimo momento di non rispetto delle regole faccio per la prima volta in vita mia 5 minuti di treno senza.

Poteva andare peggio, perché la via Romea non è esattamente un luogo per camminare, ma a chi devo però addebitare la bronchite che mi sono preso dopo, probabilmente per aver passeggiato su statali romagnole con la maglietta mezza bagnata? Con il tipo uscito da Gomorra? Con Mirabilandia? Con l’Italia? Con gli italiani?

Regolare il cazzeggio

Non riuscendoci al 100%, ma almeno avendo un criterio, sto cercando di regolare e gestire tutte quelle minutaglie internettiane che consistono nell’andare 100 volte al giorno su Facebook, o sui siti di informazione, o sugli altri “siti tic” che uno ha.

Il tutto avviene in uno o più momento della giornata, partendo da un foglio elettronico online: c’è una colonna con i nomi, una con i link, una con la data dell’ultima consultazione. Ogni sito ha poi un intervallo temporale, e una volta consultato va in coda, con maggiore o minore urgenza a seconda del proprio intervallo temporale.

Questo potrebbe teoricamente valere anche per le email, ma ormai le aspettative che si hanno sono maggiori di una sola consultazione quotidiana, e potrebbe sempre esserci qualcosa di veramente urgente.