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Baston contrario

Come viene in mente di fare un cartello di divieto per i selfie stick in cui il bastone si confonde con  la barra del divieto? Qui siamo a PortAventura, all’ingresso della montagna russa Furius Baco, che per inciso è la seconda più veloce d’Europa (La prima, Red Force, è nel parco accanto. Ah, e hanno anche la terza).

A Disneyland Paris invece, dove il divieto vale per tutto il parco, hanno utilizzato un cartello con l’effetto a incrocio e l’omino non a figura intera (però lì non c’è Furius Baco, né qualcosa che gli si avvicini).

Soglie di compromesso italiche

Ovvero, quelle piccole scelte adattative di fronte a soprusi e ingiustizie che subiamo ogni giorno, dati più che da disorganizzazione storica cronica che da cattiveria. Difficili spesso da inquadrare, soprattutto nell’agitazione che provocano nella prospettiva di affrontarle più che dopo, ma forse con un esempio è più facile.

Il primo macro-compromesso è che Mirabilandia dovrebbe avere una monorotaia, o un treno sotterraneo, che va dalla stazione più vicina al parco. Non c’è la monorotaia, ma c’è un bus navetta mezzo disastrato e sporco (tanto mica è la prima cosa che uno vede del parco, il biglietto da visita). Ci si sale affrettando un po’ il passo appena scesi dal treno, cosa che pensi di fare già dal treno, e a farne le spese è una più macchinosa simil-scolaresca.

Dentro il parco c’è molta gente, ma con un pazienza si riescono a fare le cose principali. Solo, inizi a fare dei calcoli per come chiudere la giornata. I calcoli su come fare le ultime attrazioni sono però anticipati da quelli per prendere la navetta del ritorno, e da quelli su come recuperare lo zaino, che è sì in un armadietto esterno ma c’è la cauzione da recuperare, e quando l’hai lasciata la situazione era abbastanza affollata.

Il ritorno all’armadietto invece si risolve in un secondo (passo un sacco di tempo ad arrivare in anticipo nei posti, prendendo per sicurezza un autobus prima, che è il regno dei compromessi), e allora forse potevo rimanere sulla fila di iSpeed, abbandonata a metà per paura che fosse tardi. Ma non posso neanche tornarci, perché in Italia c’è questa abitudine che l’ora di chiusura del parco sembra indicare l’ora in cui i dipendenti sono tornati a casa e si sono fatti un piatto di pasta, invece che l’ultimo momento utile per mettersi in coda. E quindi le file chiudono x minuti prima, in questo caso 30.

Insomma, c’è addirittura quasi tempo per prendere la navetta precedente, ipotizzando che quella successiva fosse ancora più piena, ma anche questa in realtà lo era. Assisto solo alla scena di un ragazzino che sembrava uscito dal casting di Gomorra mentre prendeva di peso un suo amico per portarlo dentro, tra proteste varie (era settembre, cosa succede ad agosto? Si sfiora la rissa ogni giorno?). Non c’era più fila, né niente, ma una piccola folla di gente rimasta fuori sarebbe rimasta lì per aspettare la successiva.

Allora l’alternativa era rischiare di sgomitare e alzare la voce anche alla successiva? Meglio farsela a piedi, che è il principale compromesso di questa storia. In questo caso non come agitazione preventiva ma come scelta di sconfitta, di male minore rifiutando a priori le “regole” della competizione, o addirittura la prospettiva di far valere un diritto (per evitare di saltare sulla sedia a ogni citofonata, ho pagato il canone Rai pur avendo il televisore completamente scollegato dall’ultimo giorno utile per pagarlo, ma ora lo regalo ufficialmente mandando la raccomandata).

Arrivo esattamente in coincidenza con l’autobus che avrei dovuto prendere, per quello strano equilibrio magico in cui poi alla fine te la cavi lo stesso, seguendo però percorsi non ordinari e non programmabili. Era importante arrivare presto, perché poi poi il biglietto del treno sarebbe stata una nuova storia (agitazione preventiva). E infatti alla stazione non c’è modo di farlo, tra macchinette mezze scassate e bar sprovvisti. Alla fine, in un rarissimo momento di non rispetto delle regole faccio per la prima volta in vita mia 5 minuti di treno senza.

Poteva andare peggio, perché la via Romea non è esattamente un luogo per camminare, ma a chi devo però addebitare la bronchite che mi sono preso dopo, probabilmente per aver passeggiato su statali romagnole con la maglietta mezza bagnata? Con il tipo uscito da Gomorra? Con Mirabilandia? Con l’Italia? Con gli italiani?

Cose impossibili in Italia

La settimana scorsa, come si saprà (non si parla d’altro), è stata inaugurata la Cars Land a Disney California Adventure, in pratica il secondo parco Disney in California.

Per la grande affluenza l’attrazione di punta, Radiator Springs Racers, ha raggiunto anche le 4 ore di coda. Finita la coda iniziale, finite le corde per la coda aggiuntiva, il resto della fila è stata segnata a terra con del nastro adesivo giallo. E la gente sembra abbia rispettato questo nastro adesivo giallo, che non era solo una striscia gialla che andava allontanandosi da un punto, ma rigirava anche su se stessa, come è tipico delle file nei parchi per sembrare più corte.

Officiellement ouvert

Sono andato a Disneyland Paris – da guest – nel giorno del ventesimo anniversario, e questa è stata l’accoglienza.

Tralaltro, c’era anche Astérix pare, ma non l’ho visto. Però ho visto la protesta di alcuni dipendenti fuori dal parco, che facevano voltantinaggio intervallati da altri addetti che invece invitavano gli ospiti a entrare indirizzandoli verso un giro più largo (in sostanza dagli Studios).

A proposito di Astérix, il suo parco, visitato il giorno prima, mi ha colpito per l’incredibile offerta di gadget, che per varietà, creatività e spiritosaggine superano di gran lunga quelli di Disneyland Paris, che invece da questo punto di vista si prende molto più sul serio. Su tutti il bicchiere deforme, perché alternativamente Astérix o Obélix gli hanno dato un pugno.

Ma com’è Dreams dal vivo? Bello, si apprezzano di più dei piccoli dettagli, soprattutto di tutto quello che non è proiezioni sul Castello, come i laser verdi e la luce dal Castello, e anche a livello sonoro si sente ad esempio di più l’acqua. Credo che restituirà la tripla A alla Francia.

Non sanno quello che fanno

Da non crederci, hanno veramente fatto una processione religiosa dentro Rainbow MagicLand. Che poi il punto qual è, al di là del vaghissimo contrasto tra la Pasqua e un parco divertimenti, è il come è stata fatta, senza la minima atmosfera, senza capire che queste cose funzionano tra vicoli, torce accese e gente attorno. Qui la gente passava in mezzo, i bambini avevano le scarpe da ginnastica e a un certo punto parte la canzone delle Winx.

Giusto per contrasto, qui c’è il video del nuovo spettacolo d Disneyland Paris. Credo non sia solo una questione di minore o maggiore disponibilità economica, perché anche con pochi soldi si possono fare cose carine, basta non farne altre, decidere quali fare e andare fino in fondo, perché i parchi divertimento sono una cosa seria.