Fatece largo
Nel caos romano c’è tutto un mondo di cartelli di sopravvivenza. Vedi anche.

Nel caos romano c’è tutto un mondo di cartelli di sopravvivenza. Vedi anche.

Alex Bellini è diventato un expedition manager, uno speaker motivazionale (qualunque cosa questo significhi) e organizza gite in mongolfiera. Ma qua e là fa ancora imprese ai limiti, anche di terra, coprendo quindi quasi tutti gli elementi.
Interessante notare come il luogo fisico in cui ci si trova può far nascere nuove idee e ispirazioni, a cominciare dal fatto che la maggior parte – non so voi – vengono camminando.
Ad esempio, ho lasciato un po’ in sospeso i post su Disneyland, ma un po’ non c’è stata una vera e propria fine (anche se volevo raccontare di quella volta che ho lavorato in un altro negozio, che tralaltro un po’ c’entra), un po’ è stato appunto il ritorno a casa. Mi ricordo che una volta stavo scrivendo al computer nel porto di Genova, con una connessione fragilissima, e mi è venuta in mente questa cosa.
Vale anche nel micro comunque, e anche cambiare lato del tavolo può essere d’aiuto.
Si poteva ballare vicinissimo al parco, ma come spesso accade l’ho scoperto solo negli ultimi giorni. Comunque, la prima cosa interessante è che se sei già nel parco per andarci conviene passare da dentro il parco, e uscire dall’uscita un po’ più merci che dà appunto verso Montévrain, eventualmente prendendo l’autobus interno Baloo Express. Curiosamente però questo posto non è ancora su Google Maps Streetview, e a questo punto credo che non ci sarà mai perché dubito facciano di nuovo il giro. Comunque, credo che voglia dire che qui è tutto di recente espansione.
Il posto era qualcosa a metà tra un locale e una serata tra amici. Era un locale in effetti, ma aveva un tavolo dove potevi prendere liberamente da bere (non alcolici) e c’erano i bicchieri di plastica e i pennarelli per scrivere i nomi. La gente era simpatica, e le ragazze accettavano di ballare con un tasso di rifiuto da Nordeuropa, essendo appunto nel Nordeuropa, quindi prossimo allo zero. La mia battuta d’apertura era chiedere se lavorassero a Disneyland, ma 2 persone su 2 mi hanno detto di no, poi in effetti non ho più chiesto. Quindi, c’è un’altra economia a Montévrain.
Per tornare non conviene più passare per il parco, ma percorrere la circonvallazionona che poi di lì a poco avrei fatto correndo. Qui si passa anche davanti alla fabbrica della Bic (credo: una delle tante), dopo che avevo accusato una collega per mezzo pomeriggio di avermi rubato la penna, perché le Bic si trovano solo in Italia. Su quella strada, incontro anche due persone che nella notte camminavano.
Era strano perché qui in generale non si incontra quasi mai nessuno per strada, e tutti si stupivano molto quando gli dicevo che andavo al parco a piedi. In realtà è vicino ma nessuno ha capito bene dove siamo, e pensano alla cervellotica strada dell’autobus, che passa per meta dei paesi dell’Île-de-France prima di arrivare alla residenza.
Non mi ero mai filato più di tanto le parate. Viste con la coda dell’occhio ogni tanto, più che altro erano sempre state l’occasione di approfittare della minor fila per fare le attrazioni. Avevo giusto rivisto un po’ meglio ad Halloween quella diurna, perché la voleva vedere l’amica appassionata di parchi.
Solo che vedendomele passare vicino praticamente tutti i giorni, e qualche volta molto vicino, ho iniziato ad apprezzarle di più. Alcuni dettagli: molti personaggi sono legati, per evitare il rischio che cadano. La musica non esce dai carri, ma arriva dagli altoparlanti sulla strada, a seconda di dove sono i carri (quindi: coordinamento). Nessun personaggio si ripete. Ogni tanto si può sentire una specie di “ponte” musicale più generico, che credo serva a intervallare meglio le sequenze.
Tutto questo implica che ci sono dei punti migliori in cui mettersi. Direi molto a spanne di evitare le curve, ma preferire i tratti lunghi. Forse il punto migliore in assoluto è il panorama alla stazione del treno, ma si perdono eventuali interazioni con i personaggi che camminano fuori dai carri. Di questi, il numero unissimo è il Cappellaio Matto.
Il mio carro preferito è indubbiamente quello di Peter Pan/Mary Poppins, soprattutto per la parte di Mary Poppins. Più che altro, mi piacciono le canzoni, l’idea dei cavalli a dondolo e come si muove il tipo che fa Bert, che cerca di imitare le pose anche facciali di Dick Van Dyke, che peraltro è ancora vivo.
Poi vabbe’, a Natale ci sono due personaggi in più, il carro di Babbo Natale e di un certo improbabile personaggio nuovo, che si chiama Orsetto Duffy (“ciao Roy”).
C’erano anche dei piccoli dibattiti al lavoro, su quali fossero le sequenze preferite. Allora ho pensato che per quelli che stanno lì sempre, e dopo un po’ davvero si stufano, noi temporanei serviamo anche per rilanciare un po’ l’entusiasmo su cose tipo questa, che loro rivivono un po’ come fosse la prima volta.
Sicuramente non sono né il primo né l’ultimo ad averlo fatto, ma tra fango, pioggia, prati e macchine ho fatto quella cosa di fare il giro correndo del parco, nel senso dall’esterno. In pratica questo percorso qui.

Ero partito con l’idea che non sapevo se ce l’avrei fatta, e anzi avevo anche un certo orario limite. Era simpatico che potevo prendere come riferimento alcune attrazioni, che da dietro si vedono molto di più che arrivando dalla strada solita degli alberghi, per capire esattamente dove fossi.
Prima si vedono gli Studios, che però si vedono (troppo) da ovunque, poi ho scollinato ai Pirati, una specie di punto di non ritorno, poi ho visto il Castello, e quando è comparsa la cupola di Space Mountain e i parcheggi era praticamente fatta.
A proposito di dintorni, un grande rammarico è oltre a quello di non essere mai potuto andare in quella città a ovest del parco che si chiama Parigi, di non aver visitato altre cittadine se non quella dove abitavo. A Chessy ad esempio c’è un Castello, unico caso al mondo di castello che perde il 99% della sua fama perché gli costruiscono vicino un altro castello, moderno.
Stesso dicasi, secondo i suggerimenti di un mio amico cultural, per Meaxu, Champs sur Marne, o Vincennes, ma qui siamo praticamente già a Parigi.
Capodanno strutturalmente migliore di sempre. In pratica succede questo, come già anticipato da questi video: il Castello incomincia a fare il matto illuminandosi con la musica, mentre Main Street tutta pienissima al momento dei fuochi diventa una discoteca. Negli Studios viene invece montato un palco e c’è un po’ di musica.
I fuochi non li ho girati perché mi sono fatto prendere dall’elemento umano di brindare con i colleghi. Comunque, se ne può vedere qui, o in un video ad alta risoluzione qui, ma sono quelli dell’anno scorso.
Dopo molti corrono di nuovo alle attrazioni, che chiaramente a mezzanotte sono deserte. Il display della fila di Big Thunder Mountain saliva come una slot-machine, ma curiosamente Indiana Jones era a coda zero. Simpatico anche il fatto che la gente urlasse più del solito. Fantasyland invece non riapre, perché è da lì che sparano i fuochi.
Da notare poi che c’è talmente tanta gente tutta concentrata che in parte viene evacuata per i due backstage laterali di Main Street. Forse è una cosa esagerata, comunque avranno i loro motivi. E secondo me c’è qualcuno che viene apposta perché considera quello l’elemento clou della serata. Fattostà che in questo modo moltissime persone vedono il backstage, e questo è male.
Comunque, concettualmente, è interessante il fatto che per una sera il tema salti del tutto, ma è appunto solo per una sera e va bene così. Anche dal punto di vista lavorativo il clima è piuttosto frizzante, se ne va un po’ del consueto aplomb. Oltre ai tizi dell’Emporium, nel video in alto, c’erano anche gli “i” delle informazioni che di fronte al Castello davano abbastanza spettacolo, ma era troppo buio e il video non è venuto. Vedere tutta questa gente allegra, più allegra del solito s’intende, tra guest e non guest, era tecnicamente commovente.
Li riconoscete?
C’è una specie di ritornello infernale qui, ben più ossessivo delle musichette che sì pure ti entrano in testa, ma alla fine sono gestibili. Tutti – ma forse più i nuovi – quando si incontrano per un tempo superiore al “ciao” si chiedono quando lavorano, a che ora iniziano e quando sono liberi, cioè “off“. Che poi, si potrebbe discutere su questo termine, visto che magari quando uno è off esce e fa cose.
Anche se è difficile non cascarci, ho deciso di impormi di non chiedere mai più a nessuno quando lavora, salvo per reali esigenze organizzative. E di affrontare la domanda in maniera evasiva. “Lavori domani?”, “forse”, oppure “sì, ma senza impegno”.
A proposito di scardinare il sistema, ho deciso di far andare in tilt l’ufficio abbonamenti proponendo le seguenti domande non previste, che qui mi appunto per elaborarle meglio:
- Se compro un abbonamento non valido tutto l’anno, e lo compro in un giorno off, il giorno di acquisto mi vale come prima visita per rispettare la regola che dopo l’acquisto non si può entrare nei due giorni seguenti?
- Se lo compro approfittando dello sconto per i cast member, e voglio rinnovarlo anche per l’anno successivo ottenendo in regalo 6 mesi aggiuntivi, posso venire a rinnovarlo domani, per avere ancora lo sconto per i cast member?
- Se quando lo rinnovo passo da un abbonamento superiore a uno inferiore, ho ancora i 6 mesi aggiuntivi in regalo?
- Se lo faccio adesso e lo vengo a rinnovare il prossimo 31 dicembre, in un giorno off per l’abbonamento ma entrando come cast member, si può rinnovare lo stesso anche se io in termini di abbonamento non potrei essere lì? Questa è capziosa in realtà, perché si era detto “mai più“.
Un paio di foto di Main Street semi-spenta, a tarda notte.


Il vero motore di Disneyland sono i bambini. Ok, anche dal punto di vista economico, ma credo che ciascuno di noi sia chi più chi meno animato, oltre che a offrire un pezzettino della giornata più bella della loro vita a tutti, proprio dall’idea di farli sorridere e divertire.
Per inciso, a me non me ne frega niente di offrire la giornata più bella della loro vita nel senso di dono all’umanità, per quanto poi possa effettivamente migliorare il mondo nel suo complesso, ma mi interessa l’idea organizzativa che c’è dietro: una volta che si decide di farlo, qual è il modo migliore per farlo?
Oggi è successa una delle cose più divertenti finora qua, mentre continuo a non visitare il parco per niente. C’era un gruppetto di bambini, tanti bambini, che facevano una specie di gita ognuno con un tesserino e una busta dei soldi. Erano carini, all’inizio, avevano il loro budget e chiedevano “che c’esce con 10 euro?” (amico mio, pochino).
Passano cinque bambini, passano dieci bambini, poi però gli stessi iniziavano a rifare la fila e a chiedere il prezzo di qualunque cosa, ovviamente avvicinandosi più del dovuto (era un posto strano in cui in pratica non c’è il bancone e vendi le cose di spalle). C’è stato un momento in cui avrei voluto gridare “bastaaa! Proprio tutti qua dovete venire?”.
Ma subito dopo mi sono detto: ok, siamo qua, viviamo la situazione, in fondo quando ricapita. E poi i bambini dicevano tutti “monsieur“, ”monsieur“, era divertente. Arrivano anche i due baby-sitter a cercare di razionalizzare un po’ la situazione (“datemi tutte le buste e prendete qualcosa a caso”, gli ho anche proposto), con altre buste-budget nelle quali mettevo direttamente i resti.
Alla fine, lecca-lecca dopo lecca-lecca, arriva il cambio di turno. Un ultimo scambio di solidarietà reciproca con i baby-sitter e vado via. Beh è stato il cambio che mi è dispiaciuto di più.