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Privacy fisica

Tutti pensano alla privacy come concetto astratto, di dati utilizzabili da non si sa bene chi, ma nessuno pensa alla privacy fisica, violabile dalla facilità di leggere cose nel telefono di chi ci è accanto sull’autobus (o davanti e di fianco, negli autobus extraurbani). Tanto più che ogni volta che si spinge un pulsante in quelle maledette tastiere, la lettera, il numero o il simbolo corrispondenti diventano per un attimo giganti.

L’hanno capito alla fine

Stanno per uscire telefonini con schermo da 5.3″. Credo comunque che lo sapessero dal principio che i telefoni sono troppo piccoli, e i tablet troppo grandi, ma evidentemente per i primi c’è un problema di batteria che non riesce a stare dietro alle altre tecnologie. Già ora la situazione è abbastanza ai limiti.

5.3″ tralaltro potrebbe non essere ancora abbastanza, forse 6″ è la misura giusta per pensare di poterci veramente fare da fuori, e stare in tasca. Comunque, su tutto, il dato ancora più importante resta quello di fare una tastiera vera, e un copia-incolla vero.

“sent from a mobile device – please forgive typos”

Mi è arrivata la frase di sopra come firma automatica in un’email. Direi che è abbastanza emblematica. Che tecnologia è quella che non ci fa neanche scrivere bene? Dovrebbe essere la base di tutto, invece si sacrifica per questi dannati touch screen che no, mi rifiuto di pensare che siano il futuro. Sono solo un presente di passaggio. Anche perché nella migliore delle ipotesi si riesce a scrivere al 60% della velocità di una tastiera normale (qwerty s’intende. Provate a scrivere “qwerty” con un touch-screen), con tutti i rapporti tattili inconsci che si creano tra i tasti.

Da notare anche come sia un tipico caso di tecnologia che influenza i contenuti, e i comportamenti. Ne ho anche io uno da poco: viene proprio meno da scrivere, ed è un peccato con tutta quella potenza di base. A dire il vero, viene anche poco da leggere, perché sai che certi link non li aprirai mai (es. da Twitter). La prova della malafede, in senso figurato, sta proprio nell’idea delle applicazioni, versioni ultrasemplificate e iperpassive di siti altrimenti utili e interessanti. Questionone questa in cui bisogna tenere bene a mente la differenza tra Internet e Web. Aggiungo poi che la tecnologia delle batterie non è andata di pari passo con quella dei telefoni, e questo pure è un problema, almeno oggi.

La butto lì: ci ricorderemo dei touch screen (almeno per le tastiere) come di una specie di ubriacatura passeggera data dall’euforia iniziale.