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Poveri ma belli

Da Gameplay, mostra al Centro de Cultura Contemporània de Barcelona. In effetti, era prevedibile il momento nostalgia nelle foto fatte, e in effetti la mostra lo era inevitabilmente.

Ricordo benissimo la prima volta in cui ho visto un Game Boy. Sarà che ero piccolo, ma è stato senza dubbio il maggior momento di stupore per qualcosa di tecnologico in vita mia.

Cose acrobatiche

Al Festival Internacional Teatro y artes de calle di Valladolid. Uno pensa che gli dài un palo e quelli ci fanno cose creative, confondendo “creatività” con “libertà”. Invece sarà sicuramente tutto più istituzionalizzato, anche per una questione di sicurezza, tipo che questa sarà una figura che si chiamerà ad esempio “uscita spagnola”, o “il ragno” («facciamo due doppie olandesi, poi chiudiamo con il ragno e luci»).

Un bravo clown che fa il suo

Qualche classicone come la macchina troppo piccola, che però funziona sempre e si presta a infinite variazioni sul tema (a proposito, come la porta da un posto all’altro?): qui mi sembra che il tutto fosse incentrato sulla preparazione di un pic-nic. Al Festival Internacional Teatro y artes de calle di Valladolid.

Baston contrario

Come viene in mente di fare un cartello di divieto per i selfie stick in cui il bastone si confonde con  la barra del divieto? Qui siamo a PortAventura, all’ingresso della montagna russa Furius Baco, che per inciso è la seconda più veloce d’Europa (La prima, Red Force, è nel parco accanto. Ah, e hanno anche la terza).

A Disneyland Paris invece, dove il divieto vale per tutto il parco, hanno utilizzato un cartello con l’effetto a incrocio e l’omino non a figura intera (però lì non c’è Furius Baco, né qualcosa che gli si avvicini).

Manifestazioni

Mi è capitato di finire quasi in mezzo a una manifestazione a Barcellona, ma non ho capito bene per cosa fosse, anche se dai pochi cartelli e dai toni sembrava piuttosto generica, tipo “contro il capitalismo”. Poi cercando dopo ho capito che dovrebbe essere stata contro la ristrutturazione di una strada, a Burgos.

Quello che mi ha colpito è che la dinamica manifestanti-polizia era abbastanza sobria, seppure animata da tizi semi-incappucciati che lanciavano qualche oggetto. Però questi tizi non avevano caschi. D’altra parte, per le blande reazioni della polizia, che più che altro difendeva un palazzo (quindi grosse corse non avrebbe potuto fare), una parte della gente si spaventava molto, e correva come fosse inseguita dai tori (ok, cattivo esempio).

Niente lacrimogeni, niente cariche con le camionette, niente fuochi. Giusto una mezza vetrina infranta, due scritte, e pochissimo altro. Dal punto di vista del contatto fisico, hanno fatto quello che dovevano fare per rinnovare la dinamica tra manifestanti e polizia, e basta.

Non che dietro ci abbia visto una chissà quale differenza sostanziale nell’interpretazione dei ruoli in campo, tipo che sono più civili o chissà che altro. Certo che sono anche tutti più civili (i manifestanti in primis, la polizia agisce a ricasco loro), ma il punto mi sembrava quello di un’evoluzione cronologica differente.

Erano così perché erano in quella fase storica esatta del rapporto tra manifestanti e polizia, in un momento “giovane” che non è detto che un domani non possa anche degenerare, introducendo caschi e quant’altro. Però è possibile anche che non degeneri, e che vada in direzioni storiche differenti, più anglosassoni e meno mediterranee come in Italia, dove peraltro i problemi di civiltà di base dipendono dalla dominazione spagnola del passato. Insomma, è tutto complicato.