Storie

Una mia collega è una ragazza che aveva cominciato con me, e poi è rimasta e si è fatta una vita qui. Quasi quasi le dicevo io le cose all’epoca, e ora è un po’ più capo lei. Per il resto sto in un posto notevole dove sono tutti gentili, come sempre accade del resto. Ci sono più ragazze, quindi se ho bisogno di qualcosa arriva una fatina che mi aiuta. Inoltre è molto all’ingresso del parco, quindi posso fare la cosa che mi riesce meglio, cioè dare indicazioni e suggerimenti.

Come nome da attaccare sulla camicia, provvisoriamente, ho il nome di un mio amico il cui cognome avevo scelto quando dovevo decidere uno pseudonimo per non so che questioni burocratiche in uno stage. Credo quindi che non lo cambierò. Per cambiarlo c’è un apposito modulo di richiesta, solo che se uno va a chiederlo senza modulo credo che “eccezionalmente” lo facciano lo stesso, sempre, ogni volta “eccezionalmente”.

Ho un coinquilino greco, ingegnere, un po’ più grande di me, diciamo anche un po’ più signore che ragazzo. Mi ha chiesto lui di andare in stanza insieme durante le trafile burocratiche iniziali. Credo perché gli sembrassi “tranquillo”, o forse perché sembravo un po’ come lui rispetto alla maggioranza di sbarbatelli che ci sono qui.

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